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RSD: cos'è e a chi si rivolge

RSD significa Residenza Sanitario Assistenziale per persone con Disabilità: a chi si rivolge, differenze con RSA, CSS e CDD, come si accede e chi paga.

In breve: RSD significa Residenza Sanitario Assistenziale per persone con Disabilità. È una struttura residenziale della Lombardia per adulti con disabilità grave, di norma tra 18 e 65 anni, che non possono essere assistiti a casa. Per entrare potete rivolgervi direttamente alla struttura oppure ai servizi sociali del Comune. La retta ha una quota sanitaria pagata dalla Regione e una quota alberghiera a carico della persona, con un possibile aiuto del Comune.

La sigla RSD è nata in Lombardia e lì ha un significato preciso. In altre Regioni strutture simili hanno nomi diversi. Questa guida vi aiuta a capire che cos’è una RSD, in cosa si distingue da una RSA e dagli altri servizi per la disabilità, e come muovervi.

RSD in breve

Voce Cosa sapere
Sigla Residenza Sanitario Assistenziale per persone con Disabilità
Dove Lombardia: è un’unità d’offerta della rete sociosanitaria regionale
Per chi Adulti con disabilità grave fisica, psichica o sensoriale, di norma tra 18 e 65 anni, non assistibili a casa
Norma regionale DGR Lombardia 7 aprile 2003, n. 7/12620
Riferimento nazionale DPCM 12 gennaio 2017 (LEA), art. 34
Come si entra Domanda alla struttura o tramite i servizi sociali del Comune di residenza
Chi paga Quota sanitaria a carico del Servizio sanitario regionale; quota alberghiera a carico della persona, con possibile aiuto del Comune

Cosa significa RSD

RSD sta per Residenza Sanitario Assistenziale per persone con Disabilità. Il nome compare nella delibera della Giunta lombarda n. 7/12620 del 7 aprile 2003. Quella delibera ha definito la RSD come “nuova unità di offerta” della rete sociosanitaria regionale.

Nel linguaggio comune la sigla viene sciolta anche in “residenza sanitaria per disabili”. Il senso è lo stesso: una residenza dove si vive a lungo e si ricevono cure sanitarie, riabilitative, educative e assistenza quotidiana.

Secondo ATS Milano le RSD sono strutture di lungodegenza accreditate dalla Regione Lombardia. Offrono prestazioni sanitarie, assistenziali, riabilitative ed educative. L’obiettivo è curare la persona, mantenere le sue capacità e favorire l’integrazione sociale.

Le prestazioni sono definite in un progetto individuale. ATS Val Padana spiega che il progetto nasce dopo una valutazione multidimensionale ed è condiviso con la famiglia e con la persona stessa, nei limiti della sua autodeterminazione.

A chi si rivolge una RSD

La RSD accoglie persone con disabilità grave e permanente, fisica, psichica o sensoriale. Le ATS lombarde indicano come destinatari gli adulti tra 18 e 65 anni, parzialmente o totalmente non autosufficienti. Sono persone che non possono essere assistite a domicilio, oppure che non hanno più un sostegno familiare.

Anche i minori possono entrare, ma solo in casi particolari. ATS Brianza spiega che serve una richiesta motivata della neuropsichiatria infantile (UONPIA) e un’autorizzazione dell’ATS. Regione Lombardia ha anche una misura dedicata ai minori con gravissima disabilità, accolti in posti di RSD e CSS.

Il limite dei 65 anni è indicativo. Se state cercando una struttura per un genitore anziano non autosufficiente, la risposta è di solito una RSA e non una RSD.

RSD, RSA, CSS e CDD: le differenze

In Lombardia la rete per la disabilità comprende più servizi. Conoscerli vi aiuta a capire quale chiedere.

RSD e RSA

La RSA è la residenza per persone non autosufficienti, in prevalenza anziane. La RSD è pensata per adulti con disabilità grave, quasi sempre sotto i 65 anni. Cambiano anche le figure professionali: in RSD, accanto a medici e infermieri, ha un peso importante il lavoro educativo.

Anche il riferimento nei LEA è diverso. Le RSA rientrano nell’articolo 30, dedicato alle persone non autosufficienti. Le strutture per la disabilità rientrano nell’articolo 34. Per approfondire la RSA leggete cosa significa RSA.

RSD e CSS

La CSS è la Comunità alloggio socio sanitaria. Secondo ATS Milano accoglie adulti con disabilità grave, residenti in Lombardia, privi di famiglia o con una famiglia che non riesce a sostenerli. È una comunità più piccola e di tipo familiare.

La differenza principale è l’intensità sanitaria. La RSD garantisce un’assistenza sanitaria più elevata. Nella CSS l’ospite riceve un voucher mensile di lungo-assistenza, diverso in base alla complessità dei bisogni, con cui la comunità eroga le prestazioni sociosanitarie.

RSD e CDD

Il CDD è il Centro diurno per persone con disabilità. È un servizio semiresidenziale: la persona lo frequenta di giorno e la sera torna a casa. ATS Milano lo indica per persone con disabilità grave tra 18 e 65 anni.

Il CDD è spesso la scelta quando la famiglia può ancora assistere la persona a casa. La RSD diventa la risposta quando l’assistenza a domicilio non è più possibile. I centri diurni per anziani sono invece un servizio diverso, descritto nella scheda sui centri diurni.

Le strutture per la disabilità nelle altre Regioni

La sigla RSD è tipica della Lombardia. Altre Regioni usano nomi diversi per servizi simili.

In Emilia-Romagna, per esempio, esistono i centri socio-riabilitativi residenziali per persone con disabilità. La Regione li descrive come strutture sociosanitarie per persone con disabilità che hanno bisogno di assistenza continua e sono prive di supporto familiare. Accanto a questi ci sono centri socio-riabilitativi diurni, gruppi appartamento e altre soluzioni.

Se vivete fuori dalla Lombardia, non fermatevi al nome. Chiedete all’Azienda sanitaria o al Comune quali strutture residenziali per la disabilità esistono nel vostro territorio.

Il quadro nazionale: i LEA

A livello nazionale il riferimento è il DPCM 12 gennaio 2017 sui Livelli essenziali di assistenza. L’articolo 34 riguarda l’assistenza sociosanitaria semiresidenziale e residenziale alle persone con disabilità.

Il Servizio sanitario garantisce questi trattamenti dopo una valutazione multidimensionale e con un progetto riabilitativo individuale. L’articolo distingue tre tipi di trattamenti residenziali:

  • riabilitazione intensiva, per persone in condizioni cliniche stabili, di norma fino a 45 giorni;
  • riabilitazione estensiva, per chi ha un potenziale di recupero, di norma fino a 60 giorni;
  • trattamenti socio-riabilitativi di mantenimento, per persone con disabilità stabilizzata.

Le RSD lombarde accolgono soprattutto persone con disabilità stabilizzata e per lunghi periodi. Rientrano quindi, in genere, nel terzo gruppo.

Quanto paga il Servizio sanitario

L’articolo 34 fissa la parte della tariffa a carico del Servizio sanitario:

  • riabilitazione intensiva ed estensiva: 100%;
  • mantenimento per disabilità gravi con impegno assistenziale elevato: 70% della tariffa giornaliera;
  • mantenimento per disabilità con impegno assistenziale moderato: 40% della tariffa giornaliera.

Per i centri diurni la riabilitazione estensiva è al 100%, i trattamenti socio-riabilitativi al 70%. Ogni Regione applica queste regole con proprie tariffe e procedure.

Come si accede a una RSD in Lombardia

In Lombardia non c’è una domanda unica regionale per le RSD. Le ATS indicano due strade:

  1. Domanda diretta alla struttura. La possono presentare i familiari, il tutore o l’amministratore di sostegno.
  2. Tramite i servizi sociali del Comune di residenza. Il Comune orienta la famiglia e la accompagna nel percorso.

Dopo l’ingresso la struttura, con la valutazione multidimensionale, costruisce il progetto individuale. Le liste d’attesa sono gestite dalle singole strutture. Alcune ATS pubblicano online l’elenco delle RSD con la situazione delle liste, come fa ATS Brianza.

Il nostro consiglio è contattare più strutture insieme e, in parallelo, i servizi sociali del Comune. Il Comune è importante anche se pensate di chiedere un aiuto per la retta.

Chi paga la RSD

La retta di una RSD ha due parti, come spiegano ATS Val Padana e ATS Milano.

  • Quota sanitaria. È a carico del Servizio sanitario regionale, nei posti accreditati e a contratto.
  • Quota alberghiera. La stabilisce ogni struttura ed è a carico della persona.

Se la persona non riesce a pagare la quota alberghiera, può chiedere una compartecipazione al Comune di residenza. Ogni Comune ha un proprio regolamento, basato sull’ISEE.

L’ISEE per le prestazioni sociosanitarie

Per queste prestazioni si usa l’ISEE sociosanitario, previsto dall’articolo 6 del DPCM 159/2013. Per un adulto con disabilità il nucleo considerato è ristretto: comprende il coniuge e i figli, non i genitori. Per i ricoveri residenziali a ciclo continuativo esistono regole aggiuntive, per esempio sui figli che non fanno parte del nucleo.

Prima di firmare il contratto d’ingresso chiedete alla struttura la retta aggiornata e cosa comprende. Chiedete anche al Comune come funziona l’integrazione. Molti principi sono gli stessi che valgono per le RSA, spiegati nella guida su chi paga la RSA.

La legge “Dopo di noi”

La legge 22 giugno 2016, n. 112, detta “Dopo di noi”, riguarda le persone con disabilità grave prive del sostegno familiare. La disabilità grave è quella accertata secondo la legge 104/1992, e non deve dipendere dall’invecchiamento.

La legge non finanzia le RSD. Il suo Fondo sostiene percorsi diversi: uscita dalla famiglia o dalle istituzioni verso soluzioni abitative simili a una casa, gruppi appartamento, co-housing, ospitalità temporanea per emergenze, programmi per l’autonomia. Può essere un’alternativa da valutare, quando i bisogni sanitari lo permettono. Per sapere come accedere ai progetti nel vostro territorio chiedete ai servizi sociali del Comune.

Le RSD su sceglirsa

sceglirsa censisce soprattutto strutture per anziani: RSA, case di riposo, residenze per non autosufficienti, comunità alloggio e centri diurni. Le RSD presenti nei nostri dati sono pochissime e non rappresentano l’offerta reale.

Per l’elenco completo delle RSD rivolgetevi alla vostra ATS. ATS Milano offre una ricerca delle strutture sociosanitarie per categoria e territorio. ATS Brianza pubblica l’elenco delle RSD con le liste d’attesa. Trovate i link nelle fonti in fondo alla pagina.

Se invece cercate una struttura per un familiare anziano, potete partire dalla mappa o dall’elenco delle guide.

Domande frequenti

Cosa vuol dire RSD?

RSD vuol dire Residenza Sanitario Assistenziale per persone con Disabilità. È una struttura residenziale della Lombardia per adulti con disabilità grave che non possono essere assistiti a casa.

Che differenza c’è tra RSA e RSD?

La RSA accoglie persone non autosufficienti, in prevalenza anziane. La RSD accoglie adulti con disabilità grave, di norma tra 18 e 65 anni, e unisce assistenza sanitaria, riabilitazione e lavoro educativo.

Chi può entrare in una RSD?

Possono entrare adulti con disabilità grave fisica, psichica o sensoriale, non assistibili a domicilio o senza sostegno familiare. I minori sono accolti solo in casi particolari, con richiesta motivata della neuropsichiatria infantile e autorizzazione dell’ATS.

Come si fa domanda per una RSD?

In Lombardia la domanda si presenta direttamente alla struttura, dai familiari, dal tutore o dall’amministratore di sostegno. In alternativa ci si rivolge ai servizi sociali del Comune di residenza, che orientano e accompagnano la famiglia.

Quanto costa una RSD e chi paga?

La quota sanitaria è a carico del Servizio sanitario regionale. La quota alberghiera è stabilita da ogni struttura ed è a carico della persona. Se non riesce a pagarla, può chiedere un aiuto al Comune di residenza, che decide in base all’ISEE.

Le RSD esistono anche fuori dalla Lombardia?

La sigla RSD è tipica della Lombardia. In altre Regioni esistono strutture simili con nomi diversi, come i centri socio-riabilitativi residenziali dell’Emilia-Romagna. Per conoscerle rivolgetevi all’Azienda sanitaria o al Comune.

Hai trovato un dato da correggere o vuoi segnalarci una struttura? Scrivici dalla pagina contatti.

Fonti

Le informazioni di questa guida sono di carattere generale e aggiornate a ottobre 2026. Regole, tariffe e procedure cambiano da Regione a Regione e da Comune a Comune: per il vostro caso verificate con l’ATS o l’Azienda sanitaria, il Comune o la struttura.

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