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Dimissioni protette dall'ospedale

Dimissioni protette: chi le attiva in ospedale, cosa chiedere e quali soluzioni esistono (ADI, cure intermedie, RSA) se l'anziano non può tornare a casa.

In breve: se l’ospedale annuncia la dimissione e il vostro genitore non può tornare a casa da solo, chiedete subito una dimissione protetta. Il primo passo è parlare con il medico di reparto e con l’assistente sociale dell’ospedale. Nel frattempo informate il medico di famiglia e cominciate a guardare le strutture vicine, così avrete un piano B pronto.

La dimissione protetta serve proprio a questo: evitare che il passaggio dall’ospedale alla fase successiva avvenga all’improvviso. Non è un favore. È un percorso previsto dal Servizio sanitario e dai servizi sociali, anche se le regole pratiche cambiano da una Regione all’altra.

Cosa sono le dimissioni protette

La dimissione protetta è un’uscita dall’ospedale organizzata in anticipo. Prevede che le cure continuino, a casa o in una struttura, secondo un programma concordato tra sanità e servizi sociali.

Il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021-2023 l’ha inserita tra i livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS). Lo descrive come un passaggio organizzato dall’ospedale a un ambiente di cura familiare. Il paziente può tornare a casa o essere accolto in strutture qualificate, restando seguito dal Servizio sanitario nazionale.

Due norme nazionali fanno da cornice:

  • I Livelli essenziali di assistenza (DPCM 12 gennaio 2017). L’articolo 22 dice che l’Azienda sanitaria locale “assicura la continuità” tra assistenza ospedaliera e assistenza a domicilio.
  • Il DM 77/2022 sull’assistenza territoriale. Affida il coordinamento dei passaggi tra ospedale, casa e strutture alla Centrale Operativa Territoriale (COT).

In pratica, una dimissione protetta ben fatta si prepara prima del giorno di uscita. Comprende una valutazione dei bisogni, un progetto di assistenza e l’attivazione dei servizi necessari.

Chi le attiva in ospedale

Le figure coinvolte sono diverse. Sapere chi fa cosa vi aiuta a non perdere tempo.

  1. Il reparto. Il medico e il coordinatore infermieristico valutano quando la fase acuta è conclusa. Sono loro, di solito, a segnalare che il paziente ha bisogno di una dimissione protetta.
  2. L’assistente sociale ospedaliera. Raccoglie informazioni su casa, famiglia e rete di aiuto. Incontra i familiari e propone il percorso più adatto.
  3. La COT e i servizi del distretto. Per il DM 77/2022, la Centrale Operativa Territoriale coordina i passaggi tra ospedale, casa e strutture. Attiva le risorse della rete sul territorio di residenza.
  4. L’unità di valutazione multidimensionale (UVM o nome equivalente). Valuta i bisogni clinici, funzionali e sociali. Da qui nasce il Progetto di assistenza individuale (PAI).
  5. Il medico di famiglia. Per l’assistenza domiciliare integrata, i LEA gli attribuiscono la responsabilità clinica del percorso di cura.
  6. I servizi sociali del Comune. Intervengono per la parte sociale: aiuto domestico, supporto alla famiglia, contributi dove previsti.

Un esempio concreto: nelle linee guida di un ambito lombardo (Brescia), il reparto segnala il caso al servizio dimissioni protette/COT dell’ospedale. L’assistente sociale fa poi un colloquio con reparto e familiari e coinvolge il Comune. Ogni Regione e ogni azienda sanitaria ha però le proprie procedure.

Se nessuno vi ha parlato di dimissione protetta, chiedetela voi. Domandate in reparto: “Chi è l’assistente sociale di riferimento? Potete attivare la valutazione per la dimissione protetta?”

Le soluzioni possibili

La soluzione giusta dipende dalle condizioni del vostro genitore e dall’organizzazione della casa. Ecco le principali, dalla meno alla più intensiva.

Assistenza domiciliare integrata (ADI)

L’ADI porta a casa medici, infermieri, fisioterapisti e operatori. I LEA la prevedono per persone non autosufficienti o fragili e la articolano in più livelli di intensità. Si attiva dopo una valutazione multidimensionale e con un Progetto di assistenza individuale.

Un dettaglio utile riguarda l’aiuto infermieristico e l’assistenza tutelare. Secondo i LEA, sono interamente a carico del Servizio sanitario nei primi trenta giorni dopo una dimissione protetta, poi al 50 per cento. Le modalità concrete le stabiliscono le Regioni.

L’ADI funziona bene se a casa c’è qualcuno presente o se potete organizzare un aiuto. Non garantisce, di norma, un’assistenza continua sulle 24 ore.

Ospedale di comunità e cure intermedie

L’ospedale di comunità è una struttura sanitaria territoriale “di mezzo” tra casa e ospedale. Secondo il DM 77/2022 accoglie persone che hanno bisogno di cure a bassa intensità clinica, ma con sorveglianza infermieristica continua, anche notturna. Serve anche quando la casa non è ancora pronta ad accoglierle.

Il DM 77/2022 prevede che il ricovero duri non più di 30 giorni, salvo casi eccezionali e motivati. È quindi una soluzione ponte, utile per stabilizzarsi e intanto organizzare il dopo. In alcune Regioni si parla più in generale di “cure intermedie”.

Riabilitazione e lungodegenza post-acuzie

Se il vostro genitore può recuperare autonomia, il reparto può proporre un ricovero in riabilitazione. I LEA (articolo 44) prevedono anche la lungodegenza post-acuzie. È pensata per persone non autosufficienti con condizioni non ancora stabilizzate, che hanno bisogno di sorveglianza medica continua.

In questi casi è il medico specialista a stabilire il percorso più appropriato. Chiedete apertamente se questa strada è possibile.

RSA

Quando i bisogni sono stabili ma l’assistenza a casa non è sostenibile, la risposta è spesso la RSA. I LEA (articolo 30) distinguono due tipi di trattamenti residenziali dopo la valutazione multidimensionale:

  • trattamenti estensivi, di norma non oltre sessanta giorni, a carico del Servizio sanitario;
  • lungoassistenza, con il Servizio sanitario che copre il 50 per cento della tariffa giornaliera.

Il resto della retta è a carico della persona o del Comune, secondo i casi. Trovate i dettagli in chi paga la RSA e in quanto costa una RSA. Per il percorso di accesso al posto convenzionato leggete come entrare in una RSA convenzionata.

Ricovero di sollievo

È un soggiorno temporaneo in struttura. I LEA lo citano tra gli “interventi di sollievo” per chi assiste la persona. Può dare alla famiglia il tempo di adattare la casa o di valutare con calma una soluzione stabile. Ne parliamo nella guida al ricovero di sollievo.

L’ospedale può dimettere un anziano non autosufficiente?

È la domanda più frequente, e la più carica di ansia. L’ospedale per acuti cura la fase acuta della malattia. Quando questa è conclusa, la permanenza in reparto di solito non è più considerata appropriata.

Le norme però chiedono che il passaggio sia accompagnato. I LEA affidano all’Azienda sanitaria la continuità tra ospedale e territorio. Il DM 77/2022 prevede che la COT e il distretto governino questi passaggi.

Cosa potete fare, concretamente:

  • chiedere per iscritto che venga attivata la valutazione per una dimissione protetta;
  • chiedere di essere coinvolti nel colloquio con l’assistente sociale e di conoscere il progetto proposto;
  • spiegare con chiarezza cosa la famiglia può e non può garantire a casa;
  • se non vi sentite ascoltati, rivolgervi all’Ufficio relazioni con il pubblico (URP) dell’ospedale o al Difensore civico della vostra Regione.

Su casi specifici e contestazioni, le associazioni di tutela dei malati possono orientarvi. Questa guida non sostituisce un parere legale.

Cosa fare nelle prime 48 ore

Quando arriva la notizia della dimissione, il tempo sembra non bastare mai. Questa sequenza vi aiuta a muovervi con ordine.

  1. Chiedete un colloquio con il medico di reparto. Domandate la data prevista di dimissione e quali cure serviranno dopo.
  2. Contattate l’assistente sociale ospedaliera. Chiedete di attivare la dimissione protetta e la valutazione dei bisogni.
  3. Telefonate al medico di famiglia. Avvisatelo del ricovero e della dimissione in arrivo. Il suo ruolo è centrale per l’ADI.
  4. Valutate la casa con onestà. Scale, bagno, letto, chi c’è di giorno e di notte. Annotate cosa manca.
  5. Riunite la famiglia. Decidete chi è il referente unico per ospedale e servizi. Un solo interlocutore semplifica tutto.
  6. Raccogliete i documenti. Tessera sanitaria, documento d’identità, eventuale verbale di invalidità, elenco dei farmaci.
  7. Preparate un piano B. Cercate subito le strutture vicine e chiedete disponibilità, anche se sperate di non doverle usare.

Se serve una RSA in tempi brevi

Puoi cercare le strutture del tuo comune e chiedere direttamente disponibilità e retta. Il posto convenzionato può richiedere tempi di attesa. Per questo molte famiglie valutano in parallelo un ingresso privato temporaneo o un ricovero di sollievo.

Qualche consiglio pratico:

  • Partite dalla mappa. Sulla mappa delle strutture trovate RSA e residenze del vostro comune e dei dintorni. Per le grandi città ci sono pagine dedicate: RSA a Milano, RSA a Roma, RSA a Torino.
  • Confrontate più strutture. Usate la funzione “Confronta” per mettere a fianco servizi, posizione e informazioni disponibili.
  • Chiedete a più strutture insieme. Con “Chiedi a tutte” inviate una sola richiesta di disponibilità a più strutture. Vi fa risparmiare telefonate in giorni già pesanti.
  • Verificate il tipo di struttura. Un genitore non autosufficiente ha bisogno di una struttura adatta. Leggete la differenza tra RSA e casa di riposo, le schede su RSA e sulle residenze per non autosufficienti. Se il termine vi è nuovo, partite da cosa significa RSA.
  • Chiedete per iscritto retta e servizi inclusi. Domandate cosa è compreso e cosa si paga a parte.

Se vi sentite persi, potete scriverci dalla pagina contatti. Siamo una guida indipendente: non gestiamo strutture, vi aiutiamo a orientarvi.

Domande da fare prima della dimissione

Portate questo elenco al colloquio con il reparto e l’assistente sociale. Prendete appunti e chiedete i nomi dei referenti.

Al medico di reparto

  1. Qual è la data prevista di dimissione?
  2. Le condizioni sono stabili? Cosa dobbiamo tenere sotto controllo?
  3. Quali farmaci, medicazioni o ausili serviranno?
  4. È indicata la riabilitazione o una struttura intermedia prima del rientro?
  5. Chi chiamiamo se qualcosa non va nei primi giorni?

All’assistente sociale

  1. È stata attivata la dimissione protetta? Chi è il referente?
  2. Quando e da chi verrà fatta la valutazione dei bisogni?
  3. Quali soluzioni sono possibili nel nostro territorio: ADI, ospedale di comunità, RSA, sollievo?
  4. Quanto durano le attese per ciascuna soluzione?
  5. Quali costi restano a carico della famiglia?
  6. Chi ci contatta dopo la dimissione, e come?

Su documenti e ausili

  1. Riceveremo la lettera di dimissione con terapia e indicazioni?
  2. Letto, materasso antidecubito o carrozzina: chi li prescrive e come arrivano a casa?
  3. Il medico di famiglia riceverà le informazioni dall’ospedale?

Domande frequenti

Chi decide se serve una dimissione protetta?

Di solito il reparto la segnala, valutando le condizioni del paziente. Anche la famiglia può chiederla, rivolgendosi al medico o all’assistente sociale. La valutazione dei bisogni coinvolge poi i servizi del territorio.

Le dimissioni protette hanno un costo?

Le prestazioni sanitarie previste dai LEA sono a carico del Servizio sanitario, con le regole della vostra Regione. Alcune voci, come la quota sociale della RSA, possono restare a carico della famiglia. Chiedete sempre un quadro scritto dei costi.

Cos’è la COT?

È la Centrale Operativa Territoriale prevista dal DM 77/2022. Coordina i passaggi tra ospedale, casa, strutture intermedie e residenze. Il suo nome e la sua organizzazione possono variare a livello locale.

Che differenza c’è tra ospedale di comunità e RSA?

L’ospedale di comunità è una struttura sanitaria per ricoveri brevi, di norma entro 30 giorni. La RSA accoglie persone non autosufficienti anche per periodi lunghi. Il primo è una soluzione ponte, la seconda spesso una soluzione stabile.

Mio padre vive solo: può tornare a casa con l’ADI?

Dipende dai suoi bisogni e da quanto aiuto riuscite a garantire. L’ADI porta professionisti a casa, ma di norma non copre l’intera giornata. Parlatene apertamente durante la valutazione.

Se non c’è subito posto in RSA cosa possiamo fare?

Chiedete se è possibile un passaggio intermedio, come un ospedale di comunità o un ricovero di sollievo. Intanto contattate più strutture insieme per conoscere la disponibilità reale.

Le regole sono uguali in tutta Italia?

No. I principi sono nazionali, ma Regioni e aziende sanitarie organizzano i percorsi in modo diverso. Chiedete sempre all’assistente sociale come funziona nel vostro territorio.

Fonti

Informazioni di carattere generale, aggiornate a ottobre 2026. Non sostituiscono il parere del medico, dei servizi sociali o di un legale. Regole, tempi e costi variano da Regione a Regione: verificate sempre con la vostra azienda sanitaria.

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