In breve: nei posti convenzionati il Servizio sanitario paga la quota sanitaria, che per la lungoassistenza è il 50% della tariffa giornaliera. L’altra metà, la quota sociale o alberghiera, è a carico dell’ospite. Se l’ospite non ce la fa, il Comune di residenza può integrare la retta in base all’ISEE sociosanitario residenziale.
I figli non hanno un obbligo automatico di pagare la retta. Esiste però un obbligo agli alimenti previsto dal codice civile, che funziona in modo diverso. E per alcune persone con demenza grave i giudici hanno messo a carico del Servizio sanitario l’intera retta.
Questa guida spiega le regole generali. Ogni Regione e ogni Comune le applica con propri atti, quindi verificate sempre il vostro caso.
Chi paga cosa: lo schema
| Voce | Chi paga | Riferimento |
|---|---|---|
| Ricovero estensivo di cura e recupero (di norma fino a 60 giorni) | Servizio sanitario, per intero | DPCM 12 gennaio 2017, art. 30, c. 1 lett. a) e c. 2 |
| Lungoassistenza in RSA convenzionata: quota sanitaria | Servizio sanitario, 50% della tariffa giornaliera | DPCM 12 gennaio 2017, art. 30, c. 2 |
| Lungoassistenza: quota sociale o alberghiera | Ospite, con i propri redditi e patrimonio | DPCM 12 gennaio 2017, art. 30; regole regionali |
| Integrazione della quota sociale | Comune di residenza prima del ricovero, se l’ospite non può pagare | Legge 328/2000, art. 6, c. 4; regolamenti comunali |
| Calcolo della capacità economica | ISEE sociosanitario residenziale, con componente aggiuntiva per i figli non nel nucleo | DPCM 159/2013, art. 6 |
| Posto privato, non convenzionato | Ospite, retta intera | Contratto con la struttura |
| Casi di prestazioni sanitarie inscindibili (es. alcune demenze gravi) | Servizio sanitario anche per la quota sociale, se un giudice lo accerta | Cassazione, ord. 4752/2024 e altre; valutazione caso per caso |
Per capire quanto costa in concreto una retta, leggete la nostra guida sul costo della RSA.
La parte pagata dal Servizio sanitario
La regola nazionale è nell’articolo 30 del DPCM 12 gennaio 2017 sui Livelli essenziali di assistenza (LEA). Distingue due tipi di ricovero per le persone non autosufficienti, sempre dopo una valutazione multidimensionale.
Il primo è il trattamento estensivo di cura e recupero funzionale. È pensato per chi ha bisogno di elevata tutela sanitaria e infermieri sulle 24 ore, di norma per non più di 60 giorni. Questo ricovero è interamente a carico del Servizio sanitario.
Il secondo è la lungoassistenza, con recupero e mantenimento funzionale. È la situazione tipica di chi entra in RSA in modo stabile. Qui il Servizio sanitario paga il 50% della tariffa giornaliera.
Attenzione a un punto pratico. La quota sanitaria spetta solo nei posti accreditati e a contratto con l’ASL o l’ATS, cioè i cosiddetti posti convenzionati. Come accedervi lo spieghiamo in come entrare in una RSA convenzionata.
In un posto privato, anche nella stessa struttura, la famiglia paga di norma tutta la retta. Prima di firmare, chiedete sempre se il posto offerto è convenzionato o privato.
La parte a carico dell’ospite
La quota sociale, detta anche alberghiera, copre vitto, alloggio e parte dell’assistenza tutelare. Spetta all’ospite, che la paga con pensione, risparmi e altri redditi propri.
Nel regolamento di molti Comuni il patrimonio dell’ospite conta. A Milano, per esempio, la Carta dei Servizi 2026 prevede che l’assistito partecipi con pensione e patrimonio. Il Comune si riserva la rivalsa sugli immobili, in caso di vendita o di successione.
L’indennità di accompagnamento in RSA
L’indennità di accompagnamento INPS non dipende dal reddito. Spetta a chi ha un’invalidità totale e non può camminare o compiere gli atti quotidiani senza aiuto continuo.
Secondo la scheda INPS, il pagamento viene sospeso in caso di ricovero a totale carico dello Stato per più di 29 giorni. Se invece l’ospite contribuisce alla retta, il ricovero non è a totale carico pubblico.
In pratica, chi paga la quota sociale in RSA di norma continua a ricevere l’indennità. I ricoveri vanno però dichiarati all’INPS. Per non rischiare richieste di restituzione, fatevi seguire da un patronato.
Può capitare che la struttura o il Comune considerino l’indennità una risorsa per pagare la retta. Chiedete sempre per iscritto su quale regola si basa la richiesta.
I figli devono pagare la RSA?
È la domanda più frequente, e la risposta va data con precisione. Non esiste una legge che obblighi in automatico i figli a pagare la retta del genitore.
L’obbligo agli alimenti
L’articolo 433 del codice civile elenca chi deve gli alimenti: coniuge, figli, genitori, generi e nuore, suoceri, fratelli e sorelle. L’ordine conta: prima il coniuge, poi i figli, e così via.
Questo obbligo ha però presupposti precisi. Gli alimenti spettano solo a chi è in stato di bisogno e non può mantenersi. Di regola li chiede la persona interessata, o chi la rappresenta, con una domanda giudiziale o una messa in mora.
Inoltre gli alimenti sono proporzionati al bisogno e alle possibilità di chi deve versarli. Non coincidono con la retta della RSA.
Le firme che vi chiedono all’ingresso
Spesso, al momento dell’ingresso, la struttura chiede a un figlio di firmare come garante o coobbligato. Questa è un’altra cosa rispetto all’obbligo alimentare.
Firmando, vi impegnate per contratto a pagare. Prima di farlo, leggete bene la clausola e fatevela spiegare. Chiedete se la firma è richiesta come garanzia o solo come referente.
In un caso deciso nel 2025, la Corte d’Appello di Milano ha dichiarato nullo l’impegno firmato da un figlio. Si trattava però di una madre con demenza, per la quale la Corte ha ritenuto la retta a carico del Servizio sanitario. Non è una regola valida per ogni contratto.
Cosa possono chiedere i Comuni
L’ISEE sociosanitario residenziale tiene conto anche dei figli non conviventi, come vedremo sotto. Questo serve a calcolare quanto l’ospite può pagare, non a creare un debito dei figli verso il Comune.
La giurisprudenza amministrativa più recente ribadisce che l’ISEE è il criterio per la compartecipazione. Il TAR Piemonte, con la sentenza n. 411/2026, ha annullato una regola di Torino che aggiungeva criteri ulteriori sugli immobili.
Sulla possibilità per i Comuni di rivalersi sui parenti gli orientamenti non sono uniformi. Se ricevete una richiesta di pagamento o di firma, non rispondete di getto. Rivolgetevi a un patronato, a un’associazione di tutela o a un avvocato.
RSA e Alzheimer: chi paga la retta
Per le persone con Alzheimer o altre demenze esiste un filone giurisprudenziale importante. La Cassazione ha più volte affermato un principio: quando le prestazioni sanitarie non possono essere eseguite senza quelle assistenziali, l’intero costo spetta al Servizio sanitario.
Il punto di partenza è la sentenza n. 4558/2012, su una paziente con Alzheimer molto grave. Seguono la n. 22776/2016 e, più di recente, le ordinanze n. 2038/2023, n. 13714/2023 e n. 4752/2024. Secondo quest’ultima, conta la valutazione in concreto della patologia, del suo stadio e della sua evoluzione.
Le ordinanze recenti indicano come elemento decisivo un trattamento terapeutico personalizzato e continuativo. In quel caso l’assistenza è legata alle cure da un nesso necessario e non può essere fatta pagare all’ospite.
Le sentenze più recenti
La Corte d’Appello di Milano, con la sentenza n. 1644/2025 del 9 giugno 2025, ha ribaltato il primo grado. Ha escluso che una famiglia dovesse pagare oltre 26.000 euro chiesti da una RSA per una madre con demenza senile e altre patologie.
Nel 2026 il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 7943/2026, ha condannato per la prima volta anche una Regione, secondo quanto riportato da Quotidiano Sanità. Si tratta di una pronuncia di primo grado.
Perché non è una regola automatica
Esiste anche un orientamento opposto. Altre pronunce, tra cui Cassazione n. 28321/2017 e Tribunale di Milano n. 27964/2024, hanno applicato la ripartizione 50% sanità e 50% ospite o Comune.
Quest’ultima sentenza ha escluso ogni automatismo tra diagnosi di Alzheimer e retta gratuita. Conta la situazione clinica concreta, documentata nella cartella sanitaria.
Se pensate che il vostro caso rientri in questo filone, conservate contratti, fatture e documentazione clinica. Poi chiedete una valutazione a un avvocato o a un’associazione di tutela, prima di smettere di pagare.
L’integrazione della retta da parte del Comune
La legge 328/2000, all’articolo 6, stabilisce che per i ricoveri stabili l’integrazione della retta spetta al Comune di residenza prima del ricovero. Il Comune deve essere informato prima.
Ogni Comune fissa con un regolamento soglie ISEE, documenti e tempi. Per questo, a parità di situazione, si possono ottenere risposte diverse in città diverse.
L’ISEE sociosanitario residenziale
Per le prestazioni residenziali si usa l’ISEE sociosanitario, regolato dall’articolo 6 del DPCM 159/2013. Il nucleo può essere ristretto all’ospite, al coniuge e ai figli che rientrano nel nucleo secondo le regole ordinarie.
Per i figli non inclusi nel nucleo si aggiunge però una componente aggiuntiva, calcolata sulla situazione economica di ciascun figlio. Non si calcola se il figlio, o un componente del suo nucleo, ha una disabilità prevista dalla norma. Non si calcola neppure se un giudice o i servizi sociali accertano l’estraneità affettiva ed economica del figlio.
C’è un’altra regola da conoscere. Le donazioni di immobili fatte dall’ospite dopo la prima richiesta continuano a contare nel suo patrimonio. Vale lo stesso per quelle fatte nei 3 anni precedenti a favore di persone tenute agli alimenti.
Un esempio: Milano
Secondo la Carta dei Servizi 2026 del Comune di Milano, il contributo per la RSA è rivolto a persone con più di 65 anni. Serve un ISEE sociosanitario residenziale pari o inferiore a 16.000 euro e uno stato di bisogno immediato.
La domanda si presenta al Servizio Sociale del Municipio di residenza, anche su segnalazione dei parenti o del medico. Trovate le strutture della città nella pagina RSA a Milano.
Come fare domanda, in pratica
- Prenotate un appuntamento con il servizio sociale del Comune o del Municipio di residenza.
- Richiedete l’ISEE sociosanitario residenziale a un CAF o online.
- Chiedete il regolamento comunale e il modulo di domanda.
- Fatevi protocollare la domanda e conservate la ricevuta.
- Se la domanda viene respinta, chiedete la motivazione scritta.
Se cercate una struttura a Roma, partite dalla pagina RSA a Roma e chiedete al Municipio le regole vigenti.
Detrazioni e deduzioni fiscali
La retta alberghiera non si scarica. Si possono però recuperare alcune spese, se la RSA le indica separatamente in fattura.
Per una persona con disabilità, secondo l’Agenzia delle Entrate, si deduce solo la parte di retta relativa a spese mediche e di assistenza specifica. Queste spese devono risultare separate nella documentazione della struttura.
Esiste poi una detrazione del 19% per gli addetti all’assistenza a persone non autosufficienti. Si calcola su un massimo di 2.100 euro l’anno per contribuente, con reddito fino a 40.000 euro.
Questa detrazione vale anche per l’assistenza fornita da una casa di riposo. La fattura deve indicare a parte l’assistenza e le altre prestazioni. Serve un certificato medico di non autosufficienza e il pagamento tracciabile.
Chiedete alla RSA, all’inizio di ogni anno, una certificazione con la divisione delle voci. Per il 730 fatevi aiutare da un CAF.
Domande frequenti
I figli devono pagare la RSA del genitore?
Non in automatico. L’obbligo agli alimenti dell’articolo 433 del codice civile esiste, ma presuppone uno stato di bisogno e una richiesta precisa. Diverso è il caso in cui un figlio firma il contratto come garante.
Chi paga la RSA se la pensione non basta?
Il Comune di residenza può integrare la quota sociale, in base all’ISEE sociosanitario residenziale e al proprio regolamento. La domanda va presentata ai servizi sociali.
La retta RSA per l’Alzheimer la paga il Servizio sanitario?
In alcuni casi sì, ma solo se un giudice accerta che le cure sanitarie sono inscindibili dall’assistenza. Non basta la diagnosi. Serve una valutazione caso per caso, con un legale o un’associazione di tutela.
Cos’è la quota sanitaria della RSA?
È la parte della retta pagata dal Servizio sanitario nei posti convenzionati. Per la lungoassistenza corrisponde al 50% della tariffa giornaliera, secondo i LEA del 2017.
Con la RSA si perde l’indennità di accompagnamento?
Di norma no, se l’ospite paga una parte della retta. L’INPS sospende il pagamento se il ricovero è a totale carico pubblico per più di 29 giorni.
L’ISEE per la RSA conta il reddito dei figli?
Sì, per i figli non conviventi si aggiunge una componente aggiuntiva, salvo eccezioni. Serve a calcolare la capacità economica dell’ospite, non a far pagare i figli.
Posso detrarre la retta della RSA?
Non la retta intera. Si possono dedurre o detrarre la parte medica e di assistenza, se indicate separatamente in fattura.
Per approfondire
- Differenza tra RSA e casa di riposo
- Cosa significa RSA
- Ricovero di sollievo
- Dimissioni protette dall’ospedale
- Cos’è una RSA: la scheda
- Cerca le RSA sulla mappa
- Come lavoriamo: la metodologia
Avete un dubbio sul vostro caso? Scriveteci dalla pagina contatti. Non diamo consulenza legale, ma possiamo indicarvi da dove partire.
Fonti
- DPCM 12 gennaio 2017, Livelli essenziali di assistenza (Gazzetta Ufficiale)
- DPCM 159/2013, art. 6 (Normattiva)
- Legge 328/2000, art. 6 (Normattiva)
- Codice civile, art. 433 (Brocardi)
- INPS, Indennità di accompagnamento agli invalidi civili
- Agenzia delle Entrate, Le spese sanitarie e i mezzi di ausilio
- Agenzia delle Entrate, La detrazione per gli addetti all’assistenza a persone non autosufficienti
- Comune di Milano, Carta dei Servizi: Accoglienza residenziale
- Il Giorno, Costi RSA per i malati di Alzheimer: la sentenza
- Studio Cataldi, RSA e rette: la Corte d’Appello di Milano conferma che paga il SSN
- Quotidiano Sanità, Rette RSA e Alzheimer: un Tribunale condanna anche una Regione
- Uneba, Sintesi di giurisprudenza e normativa su RSA e Alzheimer
- Studio Cataldi, L’ISEE è l’unico criterio per la compartecipazione alle rette RSA
Informazioni generali aggiornate a ottobre 2026. Non costituiscono consulenza legale o fiscale: per il vostro caso rivolgetevi a un patronato, a un CAF, a un’associazione di tutela o a un avvocato.