In breve: la lungodegenza post-acuzie è un ricovero in ospedale che segue il ricovero per acuti. Serve a persone non autosufficienti con condizioni ancora instabili, che hanno bisogno di un medico e di infermieri presenti 24 ore su 24. È una prestazione garantita dal Servizio sanitario. Non è una sistemazione definitiva: già durante il ricovero conviene preparare il dopo, con una dimissione protetta verso casa, ADI, RSA o un’altra struttura.
Molte famiglie sentono la parola “lungodegenza” per la prima volta in reparto, quando il medico annuncia un trasferimento. È normale avere dubbi. In questa guida trovate cosa prevedono le norme nazionali e quali domande fare.
Cos’è la lungodegenza post-acuzie
La lungodegenza è un reparto ospedaliero. Non è una RSA e non è una casa di riposo. Nei documenti sanitari è indicata come “lungodegenza medica” o “lungodegenza post-acuzie”, con il codice disciplina 60.
I Livelli essenziali di assistenza (DPCM 12 gennaio 2017, articolo 44) la descrivono così. Il Servizio sanitario la garantisce in regime di ricovero ospedaliero, nella fase subito successiva a un ricovero per acuti o a una riacutizzazione di una malattia invalidante. È rivolta a persone che non possono essere assistite in day hospital o fuori dall’ospedale.
Secondo lo stesso articolo, la lungodegenza accoglie persone non autosufficienti con:
- malattie a equilibrio instabile;
- disabilità croniche non stabilizzate o in fase terminale;
- bisogno di trattamenti sanitari rilevanti, anche orientati al recupero;
- bisogno di sorveglianza medica continua nelle 24 ore e di assistenza infermieristica che non si può dare in altre forme.
In pratica: la fase più acuta è passata, ma la persona non è ancora abbastanza stabile per tornare a casa o per entrare in una struttura residenziale.
A chi serve
Il caso tipico è quello di un anziano ricoverato in medicina o in chirurgia. La malattia principale è stata trattata, ma restano problemi aperti: un’infezione da seguire, una terapia da regolare, una nutrizione artificiale da avviare, piaghe da curare. Il reparto per acuti non è più il posto adatto, la casa non ancora.
Non tutti i pazienti anziani passano dalla lungodegenza. Decide l’équipe medica, in base alle condizioni cliniche e ai posti disponibili. Se ve la propongono, chiedete quali obiettivi ha il ricovero e quanto potrebbe durare, secondo i medici.
Lungodegenza, riabilitazione, cure intermedie, RSA e hospice
Sono servizi diversi, anche se spesso si confondono. La differenza sta nel tipo di bisogno.
Riabilitazione
Anche la riabilitazione ospedaliera è prevista dall’articolo 44 dei LEA. Serve a chi può recuperare autonomia con un programma riabilitativo, intensivo o estensivo. La scelta del percorso spetta al medico specialista in riabilitazione, che prepara il progetto riabilitativo. La lungodegenza invece mette al centro la stabilizzazione clinica e la sorveglianza medica continua.
Ospedale di comunità e cure intermedie
L’ospedale di comunità è una struttura sanitaria territoriale prevista dal DM 77/2022. Svolge una funzione intermedia tra casa e ospedale. Accoglie, tra gli altri, pazienti dimessi da un reparto per acuti o di riabilitazione che hanno ancora bisogno di assistenza infermieristica continua.
L’assistenza infermieristica è garantita 24 ore su 24, quella medica è programmata o su necessità. Il ricovero dura non più di 30 giorni, salvo casi eccezionali e motivati. In alcune Regioni si parla più in generale di “cure intermedie”.
RSA
La RSA è una struttura residenziale per persone non autosufficienti con bisogni più stabili. Per i LEA (articolo 30) i trattamenti estensivi durano di norma non oltre 60 giorni e sono a carico del Servizio sanitario. Nella lungoassistenza il Servizio sanitario paga il 50 per cento della tariffa giornaliera. Il resto è a carico della persona o, se non ce la fa, in parte del Comune. Trovate le strutture nella sezione RSA.
Hospice
L’hospice accoglie persone nella fase terminale della vita, con malattie progressive e in fase avanzata. Offre cure palliative con assistenza medica e infermieristica 24 ore su 24. Secondo i LEA (articolo 31) è a totale carico del Servizio sanitario. Si accede tramite la rete locale di cure palliative. Vedete la sezione hospice.
Quanto dura e chi paga
La durata
Le norme nazionali non fissano una durata massima uguale per tutti i ricoveri in lungodegenza. La durata dipende dalle condizioni della persona e dalle regole della vostra Regione.
C’è però una soglia che spesso viene citata: 60 giorni. La fissa il decreto del Ministero della Salute del 12 maggio 2026, che aggiorna le tariffe massime nazionali per riabilitazione e lungodegenza. Per la lungodegenza la tariffa giornaliera massima è di 190 euro entro la soglia di 60 giorni. Oltre la soglia scende a 114 euro, cioè il 40 per cento in meno. Per i pazienti in stato vegetativo o di minima coscienza la tariffa è di 320 euro e non si riduce con la durata.
Attenzione: queste cifre sono quanto il Servizio sanitario riconosce alla struttura. Non sono una retta a carico della famiglia. Ogni Regione può poi adottare tariffe proprie, anche più basse.
Il costo per la famiglia
La lungodegenza post-acuzie rientra nei LEA come ricovero ospedaliero, quindi è garantita dal Servizio sanitario. Nelle fonti nazionali vigenti che abbiamo consultato non abbiamo trovato una norma che preveda una quota a carico del paziente legata ai giorni di degenza.
Anche il decreto-legge 95/2012 (articolo 15, comma 13, lettera c) parla di lungodegenza, ma per un altro motivo. Fissa gli standard dei posti letto ospedalieri: 3,7 per mille abitanti, di cui 0,7 per riabilitazione e lungodegenza post-acuzie. Non stabilisce costi per i pazienti.
Il consiglio pratico è semplice. Al momento del trasferimento chiedete per iscritto se la vostra Regione o la struttura prevedono costi a vostro carico, e per quali voci. Se il ricovero avviene in regime privato, fuori dal Servizio sanitario, i costi sono a carico vostro.
Come si entra
Per i LEA la lungodegenza segue un ricovero per acuti o una riacutizzazione. Di solito, quindi, non si entra da casa su richiesta della famiglia. Le procedure cambiano da Regione a Regione, ma il percorso più comune è questo:
- Il reparto per acuti valuta il caso. Il medico ritiene conclusa la fase acuta, ma vede che la persona non è pronta per casa o per una struttura residenziale.
- Si chiede il posto. Il reparto contatta la lungodegenza dello stesso ospedale o di un’altra struttura, pubblica o privata accreditata.
- Il reparto di lungodegenza valuta e accetta. I tempi dipendono dai posti liberi.
- Avviene il trasferimento. La documentazione clinica segue il paziente nel nuovo reparto.
Quando vi propongono il trasferimento, chiedete:
- dove si trova il reparto e se è pubblico o privato accreditato;
- quali obiettivi ha il ricovero e quanto potrebbe durare;
- chi sarà il medico di riferimento;
- se ci sono costi a vostro carico.
Cosa succede alla dimissione
È il passaggio più delicato. La lungodegenza ha un termine, e spesso la persona esce ancora fragile. Per questo conviene muoversi presto, non l’ultimo giorno.
Chiedete la dimissione protetta
La dimissione protetta è un’uscita organizzata in anticipo, con un progetto di assistenza concordato tra sanità e servizi sociali. Si chiede al medico di reparto e all’assistente sociale dell’ospedale. Per il DM 77/2022 il coordinamento dei passaggi tra ospedale, casa e strutture spetta alla Centrale Operativa Territoriale (COT). Trovate tutti i passaggi nella guida sulle dimissioni protette.
Le soluzioni possibili
- Casa con ADI. L’assistenza domiciliare integrata porta a casa medici, infermieri e operatori. Per i LEA (articolo 22) l’aiuto infermieristico e l’assistenza tutelare sono interamente a carico del Servizio sanitario nei primi 30 giorni dopo una dimissione protetta, poi al 50 per cento. Di norma l’ADI non copre l’intera giornata.
- Ospedale di comunità. Una soluzione ponte, di norma fino a 30 giorni, se servono ancora cure infermieristiche continue.
- RSA. Quando i bisogni sono stabili ma l’assistenza a casa non è sostenibile. Per il posto convenzionato serve la valutazione multidimensionale: vedete come entrare in una RSA convenzionata.
- Ricovero di sollievo. Un soggiorno temporaneo in struttura, previsto dai LEA tra gli “interventi di sollievo”. Può dare tempo alla famiglia per adattare la casa o valutare con calma. Ne parliamo nella guida al ricovero di sollievo.
- Hospice. Se la malattia è in fase terminale, chiedete l’attivazione delle cure palliative.
Se serve una struttura in tempi brevi
I posti convenzionati possono avere liste d’attesa. Molte famiglie, intanto, cercano in parallelo le strutture vicine. Sulla mappa delle strutture trovate le RSA e le residenze del vostro comune e dei dintorni. Con “Chiedi a tutte” potete inviare una sola richiesta di disponibilità a più strutture insieme.
Domande frequenti
La lungodegenza è la stessa cosa della RSA?
No. La lungodegenza è un reparto ospedaliero, per persone con condizioni ancora instabili che hanno bisogno di sorveglianza medica continua. La RSA è una struttura residenziale per persone non autosufficienti con bisogni più stabili, anche per periodi lunghi.
Quanto dura la lungodegenza?
Le norme nazionali non fissano una durata massima uguale per tutti. Dipende dalle condizioni della persona e dalle regole regionali. La soglia di 60 giorni che si sente citare riguarda la tariffa che il Servizio sanitario riconosce alla struttura, che oltre quel limite si riduce del 40 per cento.
Quanto costa la lungodegenza alla famiglia?
È un ricovero ospedaliero previsto dai LEA, garantito dal Servizio sanitario. Nelle norme nazionali vigenti non abbiamo trovato una quota a carico del paziente legata ai giorni di degenza. Chiedete comunque per iscritto se la vostra Regione o la struttura prevedono costi a vostro carico.
Si può chiedere la lungodegenza da casa?
Di solito no. Per i LEA la lungodegenza post-acuzie segue un ricovero ordinario per acuti o un episodio di riacutizzazione della malattia. Se la persona peggiora a casa, il primo riferimento è il medico di famiglia, che conosce anche i percorsi della vostra Regione.
Che differenza c’è tra lungodegenza e ospedale di comunità?
La lungodegenza è un reparto ospedaliero con sorveglianza medica continua nelle 24 ore. L’ospedale di comunità è una struttura territoriale con assistenza infermieristica nelle 24 ore, assistenza medica programmata o su necessità e ricoveri di norma entro 30 giorni.
Cosa fare se alla dimissione non può tornare a casa?
Chiedete subito una dimissione protetta al medico di reparto e all’assistente sociale. Le soluzioni possibili sono ADI, ospedale di comunità, RSA o ricovero di sollievo. Intanto contattate più strutture per conoscere la disponibilità reale.
Fonti
- DPCM 12 gennaio 2017 - Livelli essenziali di assistenza (Gazzetta Ufficiale)
- DPCM 12 gennaio 2017 - testo completo in PDF (articoli 22, 30, 31, 44)
- Decreto del Ministero della Salute 12 maggio 2026 - Tariffe massime per riabilitazione ospedaliera e lungodegenza post acuzie (Gazzetta Ufficiale n. 149 del 30 giugno 2026)
- Gazzetta Ufficiale n. 149 del 30 giugno 2026 - fascicolo in PDF
- Decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, articolo 15 (Normattiva)
- DM 23 maggio 2022 n. 77 - Assistenza territoriale (Gazzetta Ufficiale)
- DM 77/2022 - testo completo in PDF
Informazioni di carattere generale, aggiornate a ottobre 2026. Non sostituiscono il parere del medico, dei servizi sociali o di un legale. Regole, tempi e costi variano da Regione a Regione: verificate sempre con la vostra azienda sanitaria.