In breve. Una badante convivente assunta al minimo del contratto nazionale costa alla famiglia circa 1.640 € al mese tra stipendio, contributi INPS, tredicesima e TFR. A questa cifra vanno aggiunti vitto, alloggio e chi copre riposi e ferie. Una RSA costa in media 71,1 € al giorno a carico dell’ospite, circa 2.130 € al mese. Nei posti privati si arriva in media a 108,3 € al giorno (dati sceglirsa, ottobre 2026). L’assistenza domiciliare integrata (ADI) dell’ASL è gratuita per la parte sanitaria, ma porta a casa visite programmate, non una presenza continua.
Non esiste una scelta giusta per tutti. Contano i bisogni della persona, la casa, la rete familiare e il budget.
Le alternative a confronto
I costi sono indicativi e riferiti al 2026.
| Soluzione | Costo indicativo al mese per la famiglia | Cosa copre | Per chi è adatta |
|---|---|---|---|
| ADI (ASL) | gratuita la parte sanitaria; aiuto infermieristico e tutelare al 50% dopo i primi 30 giorni da una dimissione protetta | visite programmate di medico, infermiere, fisioterapista, operatori | persone fragili o non autosufficienti con bisogni sanitari a casa |
| SAD (Comune) | dipende dall’ISEE e dal regolamento del Comune; spesso gratuito sotto una soglia | aiuto per igiene, pasti, casa, commissioni, per poche ore a settimana | anziani con autonomia ridotta e qualcuno vicino |
| Badante a ore (non convivente) | circa 950 € per 20 ore settimanali al minimo contrattuale | aiuto in fasce orarie concordate | chi ha bisogno di aiuto in alcuni momenti della giornata |
| Badante convivente | circa 1.640 € al minimo, più vitto, alloggio e sostituzioni | presenza in casa, fino a 54 ore di lavoro a settimana | chi non può restare solo ma ha bisogni sanitari gestibili a casa |
| Centro diurno | quota a carico dell’utente o del Comune; nei centri sociosanitari il Servizio sanitario paga il 50% della tariffa | assistenza, pasti e attività di giorno, rientro a casa la sera | chi vive con la famiglia e ha bisogno di sostegno diurno |
| RSA convenzionata | in media 71,1 € al giorno, circa 2.130 € al mese | assistenza 24 ore su 24, cure infermieristiche e mediche, vitto e alloggio | persone non autosufficienti che non possono più essere assistite a casa |
| RSA privata | in media 108,3 € al giorno, circa 3.250 € al mese | come sopra, senza contributo sanitario pubblico | chi ha bisogno di un posto in tempi brevi |
Fonti: minimi ministeriali del lavoro domestico 2026, circolare INPS n. 9/2026, LEA e dati sceglirsa di ottobre 2026 (metodologia). I calcoli sulla badante sono spiegati più avanti.
L’assistenza domiciliare integrata (ADI)
Cos’è l’ADI
L’ADI è l’assistenza sanitaria a casa garantita dal Servizio sanitario nazionale. È prevista dai Livelli essenziali di assistenza (LEA), all’articolo 22 del DPCM 12 gennaio 2017. Si rivolge alle persone non autosufficienti o fragili, con malattie in corso o i loro esiti.
Comprende trattamenti medici, infermieristici, riabilitativi e di aiuto infermieristico. Quando servono, l’ASL fornisce anche farmaci, dispositivi medici e nutrizione artificiale.
Chi la attiva
Il punto di partenza è di solito il medico di famiglia. I LEA prevedono però che l’ADI si possa attivare anche su richiesta dei familiari o dei servizi sociali, con le modalità decise da ogni Regione. Se il vostro genitore esce dall’ospedale, può partire con una dimissione protetta.
Serve una valutazione multidimensionale: un’équipe valuta i bisogni clinici, funzionali e sociali. Da qui nasce il Progetto di assistenza individuale (PAI). Il medico di famiglia ha la responsabilità clinica del percorso.
Quanto costa
Le prestazioni professionali di medici, infermieri e fisioterapisti sono a carico del Servizio sanitario. C’è un’eccezione importante. L’aiuto infermieristico e l’assistenza tutelare alla persona sono gratuiti per i primi 30 giorni dopo una dimissione ospedaliera protetta. Nei giorni successivi il Servizio sanitario ne paga il 50%. Le modalità concrete le stabiliscono le Regioni.
Quanto copre, realisticamente
L’ADI è organizzata in accessi programmati, non in una presenza fissa. I LEA misurano l’intensità con il “coefficiente di intensità assistenziale” (CIA). È il rapporto tra i giorni con almeno una visita a casa e i giorni di presa in carico.
- Cure domiciliari di base: CIA sotto 0,14, cioè meno di una visita a settimana in media.
- ADI di I livello: CIA tra 0,14 e 0,30, più o meno da una a due visite a settimana.
- ADI di II livello: CIA tra 0,31 e 0,50.
- ADI di III livello: CIA sopra 0,50, per situazioni complesse e instabili.
In pratica l’ADI porta competenze sanitarie a casa, ma per il resto della giornata serve un familiare, una badante o il servizio del Comune.
Il servizio di assistenza domiciliare del Comune (SAD)
Il SAD è un servizio sociale, non sanitario, organizzato dai Comuni o dagli ambiti territoriali sociali. Gli operatori aiutano a casa nell’igiene personale, nei pasti, nelle pulizie e nelle commissioni.
La legge di bilancio 2022 (legge 234/2021, comma 162) inserisce l’assistenza domiciliare sociale tra i livelli essenziali delle prestazioni sociali per gli anziani non autosufficienti. Quantità e qualità del servizio cambiano però molto da un territorio all’altro.
La compartecipazione in base all’ISEE
Il SAD di solito non è gratuito per tutti. Ogni Comune fissa nel proprio regolamento quanto paga l’utente, in base all’ISEE. Un esempio verificato: nelle linee guida del distretto Rimini Nord (2018) il servizio è gratuito con ISEE sociosanitario sotto 7.000 €. Sopra questa soglia la tariffa va da 1,50 a 10 € l’ora, ed è esente chi esce da una dimissione protetta.
Per conoscere le regole del vostro Comune, chiedete ai servizi sociali il regolamento e la delibera delle tariffe dell’anno in corso.
La badante: quanto costa davvero
Il contratto e i minimi 2026
Il rapporto di lavoro della badante è regolato dal CCNL sulla disciplina del lavoro domestico firmato il 28 ottobre 2025, in vigore dal 1° novembre 2025. Chi assiste una persona non autosufficiente senza formazione specifica è inquadrato nel livello CS.
I minimi 2026 sono nella tabella firmata l’11 febbraio 2026 al Ministero del Lavoro dalle parti del contratto. Valgono dal 1° gennaio 2026.
| Voce (livello CS) | Minimo 2026 |
|---|---|
| Badante convivente, al mese | 1.193,84 € |
| Badante non convivente, all’ora | 8,30 € |
| Assistenza notturna a persona non autosufficiente, al mese | 1.372,91 € |
| Sostituto per riposi del titolare, all’ora | 8,91 € |
| Indennità di vitto e alloggio, al giorno | 6,66 € |
Fonte: Ministero del Lavoro, tabella dei minimi retributivi del lavoro domestico, decorrenza 1° gennaio 2026.
Sono minimi: le parti possono concordare una paga più alta, mai più bassa. Il contratto prevede anche scatti di anzianità del 4% ogni due anni di servizio.
Orari, riposi e ferie
Il CCNL fissa per la badante convivente un massimo di 10 ore al giorno non consecutive e 54 ore a settimana. Spettano almeno 11 ore di riposo consecutivo al giorno e, di regola, 2 ore di pausa nel pomeriggio. Il riposo settimanale è di 36 ore: 24 la domenica e 12 in un altro giorno.
Le ferie sono 26 giorni lavorativi all’anno. Riposi e ferie vanno coperti da un familiare o da un’altra persona, con un costo in più. Una badante convivente, quindi, non copre da sola le 24 ore sette giorni su sette.
Il costo reale di una badante convivente
Ecco una stima del costo mensile per una badante convivente di livello CS, a tempo pieno (54 ore) e pagata al minimo 2026.
| Voce | Al mese (circa) |
|---|---|
| Retribuzione minima | 1.193,84 € |
| Tredicesima (rateo mensile) | 116 € |
| TFR (accantonamento mensile) | 112 € |
| Contributi INPS a carico del datore | 218 € |
| Totale | circa 1.640 € |
Come abbiamo calcolato:
- Tredicesima: il CCNL la calcola sulla retribuzione comprensiva del valore di vitto e alloggio (6,66 € × 30 = 199,80 € al mese). Un dodicesimo di 1.393,64 € fa circa 116 €.
- TFR: si divide per 13,5 la retribuzione annua, compreso il valore di vitto e alloggio. Fa circa 1.342 € l’anno, 112 € al mese.
- Contributi INPS: per orari sopra le 24 ore settimanali la circolare INPS n. 9/2026 fissa 1,24 € l’ora, di cui 0,31 € a carico del lavoratore. Restano 0,93 € l’ora al datore, per circa 234 ore al mese.
Al totale vanno aggiunti vitto e alloggio effettivi, le sostituzioni per riposi, ferie e malattia, eventuali straordinari e il costo di chi vi aiuta con buste paga e contributi.
In un anno, solo le voci della tabella fanno circa 19.700 €. Per confronto, una RSA a 71,1 € al giorno costa circa 25.950 € l’anno.
Badante a ore
Se basta un aiuto per qualche ora, si assume una badante non convivente. Al livello CS il minimo è 8,30 € l’ora. Con retribuzioni fino a 9,61 € l’ora, il contributo INPS 2026 è di 1,70 € l’ora, di cui 0,43 € a carico del lavoratore.
Un esempio: 20 ore a settimana sono circa 87 ore al mese. Tra paga minima (circa 720 €), contributi (circa 110 €), tredicesima e TFR (circa 120 €), il costo è intorno ai 950 € al mese.
Il centro diurno
Il centro diurno accoglie l’anziano durante il giorno. La sera torna a casa. Offre aiuto nelle attività quotidiane, pasti, attività di socializzazione e, nei centri sociosanitari, assistenza infermieristica e riabilitativa.
Per i trattamenti semiresidenziali di lungoassistenza, i LEA (articolo 30) prevedono che il Servizio sanitario paghi il 50% della tariffa giornaliera. Il resto è a carico dell’utente o del Comune. Nei centri di tipo sociale la retta segue invece le regole del Comune.
Funziona bene insieme a un familiare o a una badante a ore. Trovate le strutture nella pagina sui centri diurni.
La RSA
La RSA accoglie anziani non autosufficienti che non possono più essere assistiti a casa, con assistenza 24 ore su 24. Nei posti convenzionati il Servizio sanitario paga metà della tariffa giornaliera per la lungoassistenza (DPCM 12 gennaio 2017, articolo 30). L’altra metà, la quota sociale, la paga l’ospite, con un possibile aiuto del Comune.
Secondo i dati sceglirsa di ottobre 2026, la retta media a carico dell’ospite è di 71,1 € al giorno, circa 2.130 € al mese. Le rette private pubblicate da 335 strutture sono in media 108,3 € al giorno. Trovate il dettaglio, regione per regione, nella guida quanto costa una RSA.
Per entrare in un posto convenzionato serve la valutazione dell’ASL. I passaggi sono spiegati in come entrare in una RSA convenzionata.
Aiuti economici e agevolazioni
Deduzione dei contributi della badante
I contributi previdenziali versati per colf e badanti si deducono dal reddito, per la sola parte a carico del datore di lavoro. Il limite è di 1.549,37 € l’anno. Lo indica l’Agenzia delle Entrate.
Detrazione del 19% per l’assistenza personale
Le spese per addetti all’assistenza di una persona non autosufficiente danno diritto a una detrazione del 19%, su un massimo di 2.100 € di spesa l’anno. Le condizioni principali:
- reddito di chi detrae non superiore a 40.000 €;
- non autosufficienza certificata da un medico;
- pagamento tracciabile e ricevuta con i dati di chi paga e del lavoratore.
La detrazione vale anche per un familiare non fiscalmente a carico. È cumulabile con la deduzione dei contributi. Il risparmio massimo è di 399 € l’anno.
Indennità di accompagnamento
È la prestazione INPS per gli invalidi civili totali che hanno bisogno di assistenza continua. Non dipende dal reddito né dall’età. Nel 2026 vale 551,53 € al mese. Molte famiglie la usano per pagare una parte della badante o della retta.
Prestazione universale per gli over 80
È una misura sperimentale dell’INPS, valida dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026. Aggiunge all’indennità di accompagnamento un assegno di assistenza di circa 850 € al mese, nei limiti delle risorse disponibili. I requisiti principali:
- almeno 80 anni;
- indennità di accompagnamento già riconosciuta;
- ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 €;
- bisogno assistenziale “gravissimo”, accertato dall’INPS;
- non essere ricoverati in RSA o strutture simili.
L’assegno serve a pagare un assistente familiare con contratto regolare oppure servizi di assistenza non residenziali. La domanda si presenta online sul sito INPS o tramite patronato.
Quando la casa non basta più
Non c’è una regola fissa, ma alcuni segnali, messi insieme, indicano che l’assistenza a casa non basta più.
- Servono cure infermieristiche frequenti, anche di notte, che a casa non si riescono a garantire.
- Le notti sono difficili: risvegli continui, agitazione, tentativi di uscire. Una badante convivente ha diritto al riposo notturno.
- Le cadute si ripetono, o i trasferimenti letto-carrozzina richiedono due persone.
- Il decadimento cognitivo rende la persona insicura da sola anche per poco tempo.
- Chi assiste è esausto: familiari che non dormono, si ammalano o hanno lasciato il lavoro.
- I costi di casa superano quelli di una struttura: badante, sostituti, notti e ausili sommati possono superare la retta di una RSA.
- La casa non è adatta: scale, bagno inaccessibile, spazi troppo piccoli per gli ausili.
Se riconoscete più di uno di questi segnali, parlatene con il medico di famiglia e chiedete una valutazione multidimensionale. Una via di mezzo è un ricovero di sollievo di qualche settimana, per riposare e valutare con calma. Quando decidete di cercare una struttura, partite dalla mappa delle residenze o dalla pagina sulle RSA.
Domande frequenti
Costa di più una badante o una RSA?
Dipende dalle ore di assistenza necessarie. Una badante convivente al minimo 2026 costa circa 1.640 € al mese, più vitto, alloggio e sostituzioni. Una RSA costa in media 71,1 € al giorno a carico dell’ospite, circa 2.130 € al mese (dati sceglirsa, ottobre 2026). Se servono più persone per coprire giorno, notte e riposi, l’assistenza a casa può costare più della struttura.
L’ADI è gratuita?
Sì, per le prestazioni professionali di medici, infermieri e fisioterapisti. L’aiuto infermieristico e l’assistenza tutelare sono gratuiti per 30 giorni dopo una dimissione protetta, poi il Servizio sanitario ne paga il 50%. Le Regioni stabiliscono le modalità.
Che differenza c’è tra ADI e SAD?
L’ADI è sanitaria e la organizza l’ASL: porta a casa medici, infermieri e fisioterapisti. Il SAD è sociale e lo organizza il Comune: aiuta nell’igiene, nei pasti e nelle faccende. Il SAD prevede di solito una compartecipazione in base all’ISEE.
Quanto prende una badante convivente nel 2026?
Il minimo per una badante convivente che assiste una persona non autosufficiente (livello CS) è 1.193,84 € al mese dal 1° gennaio 2026, più vitto e alloggio. Al datore di lavoro costano anche contributi INPS, tredicesima e TFR.
Si possono scaricare le spese della badante?
Sì. I contributi INPS a carico del datore si deducono fino a 1.549,37 € l’anno. In più c’è la detrazione del 19% su un massimo di 2.100 € di spesa, se il reddito non supera 40.000 € e la non autosufficienza è certificata da un medico.
La prestazione universale si può usare per pagare la RSA?
No. È riservata a chi non è ricoverato in RSA o strutture simili. L’assegno serve a pagare un assistente familiare con contratto regolare o servizi di assistenza non residenziali. È sperimentale fino al 31 dicembre 2026.
Fonti
- DPCM 12 gennaio 2017, Definizione e aggiornamento dei LEA – Gazzetta Ufficiale
- DPCM 12 gennaio 2017, testo integrale con gli articoli 22 e 30 (copia PDF)
- Lavoro domestico, tabella dei minimi retributivi dal 1° gennaio 2026 – Ministero del Lavoro
- Lavoro domestico: accordo sui minimi retributivi 2026 – Ministero del Lavoro
- CCNL sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico, 28 ottobre 2025 – testo pubblicato da Assindatcolf, parte firmataria
- Circolare INPS n. 9 del 3 febbraio 2026, contributi per i lavoratori domestici
- Lavoratori domestici: i contributi dovuti per il 2026 – INPS
- La detrazione per gli addetti all’assistenza a persone non autosufficienti – Agenzia delle Entrate
- Indennità di accompagnamento agli invalidi civili – INPS
- Decreto Anziani – Prestazione universale – INPS
- Piano nazionale per la non autosufficienza 2022-2024 e LEPS della legge 234/2021 – Camera dei deputati
- Linee guida per la compartecipazione ai servizi sociosanitari per anziani e disabili – Distretto Rimini Nord
- Dati sceglirsa sulle rette, ottobre 2026 – Metodologia
Le informazioni di questa guida sono generali e aggiornate a ottobre 2026. Minimi contrattuali, contributi e regole locali cambiano nel tempo e da territorio a territorio: verificate il vostro caso con l’ASL, il Comune, il patronato o un consulente del lavoro.